Poltroncine

poltroncine

L’altro giorno sono stato ad una serata a casa di un amico. Aperitivo, due chiacchiere, un saluto ad una persona che non vedi da tanto tempo, due risate, insomma, una bella serata. Poi girando qua e là vengo attirato da un oggetto che, per quanto di dimensioni decisamente visibili, non avevo notato perché semicoperto dalle persone. Non c’è voluto molto per riconoscera: Cassina, LC2, pelle nera e struttura acciaio. Ah – mi dico – non sapevo che Max (il mio amico) avesse di queste preferenze. Mai una volta in cui si è parlato di design con lui, ma è un medico e ci sono più occasioni di parlare di altro. A quel punto decido di chiedere a lui. Lo cerco, lo sottraggo alle sue conversazioni e lo porto in vista della seduta. Comincio a chiedergli quale fosse stato il motivo per cui avesse deciso di comprare una LC2 e gli dico che poteva accennarmi alla cosa e magari studiavamo la possibilità di scegliere tra più soluzioni del tipo. Mentre parlavo Max mi guardava con il suo solito calice di bianco in mano e con una espressione quasi seria. Comincia a ripondere con l’espressione di che parli? Inizio subito a capire, l’avevo detto io che c’era qualcosa di strano? Della poltroncina – faccio io. E lui, con un semplice ah! continua a parlare e mi racconta che qualche tempo prima aveva collaborato con un suo collega in uno studio dove, nella stanza di ricevimento privata, aveva trovato tre di quelle sedute. Un posto che a te piacerebbe – mi fa – con tutte cose tipo quelle che si vedono nella tua rivista, e poi tutto bianco. Sì sì - proseguo – ma tu dove l’hai presa? A questo punto lui mi racconta che aveva chiesto al suo collega dove le avesse acquistate, chiedendogli anche il costo, ottenendo come risposta il fatto che erano un regalo. Il costo, il collega, glielo aveva dato comunque, visto che lo conosceva. Anche se mi ha detto che la cifra era orientativa – continua Max – ho pensato tra me e me che fosse troppo per una poltroncina e quindi mi sono fatto un giro su internet. Non ci crederai, l’ho trovata a meno della metà, molto meno! L’ho sempre detto io che se sai girare bene, su internet trovi delle occasioni favolose. Ero demoralizzato, avevo capito che quel genio, pensando di essere più furbo di altri – al solito – aveva comprato una copia. Ma c’è un ma. Max è troppo pieno di sè e certe volte le cose bisogna fargliele capire in maniera diretta. Senti, lo sai che hai acquistato una copia, vero? Ti sei preso la cineseria di turno e la stai esibendo come fosse un’opera d’arte. Uso il perfetto tono che lo infastidisce e ottengo l’effetto cercato. L’avevo sorpreso, ora aveva la faccia che prevedevo, ma subito ribatte con vabbé, ma è uguale. E io sì, come una macchina a forma di Ferrari con il motore di una elettrica. Capirai, l’avevo colpito nel punto debole! Poi quella conversazione è continuata giorni dopo in cui ho dovuto spiegare a Max che esistono davvero copie spudorate nel design (lui pensava al design come un luogo di puristi metafisici), che esiste un valore di prodotto che spesso viene negato, che anziché comprare una copia sarebbe meglio vedere cos’altro il mercato propone, e tutto il resto… oltre a dovergli miseramente spiegare cosa fossero le lettere LC e il numero 2. Al suo prossimo compleanno mi voglio divertire ancora e gli regalerò un Rolex falso, voglio vedere se per quello ha cultura di prodotto!

Livingroome – media for design #marzo 2012

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