La tua idea cambierà il futuro? Di chi?

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[dal libro “Fare impresa è un lavoro creativo”]

È sempre utile misurare la potenza della propria intuizione in relazione al panorama a cui ci si rivolge, cercando comunque di prendere le dovute distanze dai grandi marchi che, pur rappresentando eccellenza, sono esempi di difficile replicabilità. Pensare che la propria idea sia la migliore di tutte, provoca sensazioni inebrianti e pericolose, e sono troppi i casi in cui si può osservare qualcuno camminare a un palmo da terra perché crede di aver avuto l’idea che cambierà il futuro, anzi, il Futuro.
Non ce ne voglia costui, ma la cautela è sempre d’obbligo quando si incontra un individuo così combinato. Camminare sollevati da terra è uno stato giustificabile solo nel caso in cui si sia riusciti davvero a realizzare realtà di successo, funzionanti: a quel punto si potrà risultare anche antipatici e spocchiosi, pieni di sé, ma se il successo c’è, ci sarà poco da discutere.
Dunque bisogna valutare bene la propria idea al di là del canonico “mi piace” per arrivare a verificare se l’effetto della nostra iniziativa funzionerà oppure no. Come prima operazione quindi sarà necessario rivolgersi a un pubblico, anche non vasto, ma comunque numeroso.
È chiaro che ritenersi il perfetto cliente per la propria iniziativa d’impresa non funziona.
Va inoltre evidenziato che avere un pubblico è difficilissimo, perché vuol dire – vedremo poi anche meglio – diventare uno di loro senza necessariamente esserlo, capire di cosa ha necessità quel pubblico e fare in modo di soddisfare quell’esigenza: che sia per una sola categoria, per una sola esigenza, per un solo momento della giornata, ma escogitare qualcosa che comunque possa risultare necessario o quantomeno molto utile.
È proprio questo il punto centrale, che se non viene soddisfatto comporta l’abbandono dell’operazione di fondare un’impresa, ed è forse il momento in cui bisogna essere più critici davanti allo specchio, confrontarsi con chi rappresenta l’esempio perfetto del proprio pubblico, lasciarsi scoraggiare a tal punto da non crederci più, e poi tornare un passo indietro per ritrovare la possibilità di proseguire, ma con più coscienza.
Mai fare l’errore di creare un pubblico appositamente per la propria esigenza, il pubblico o c’è o non c’è, e la capacità vera sta nell’individuarlo, fase non priva di un grosso impegno nell’effettuare uno studio davvero oggettivo circa lo scenario nel quale si decide di agire.
Il pubblico, non è mai concentrato in un lato, piuttosto è sempre diffuso, sparso. Le combinazioni con cui tipi di persone differenti si addensano sono esponenziali e mutevoli. Ce ne sarebbero di esempi bizzarri, ma sempre reali, da fare!
Cambiare le abitudini di qualcuno non vuol dire stravolgere la quotidianità delle persone, soprattutto perché nessuno di noi permetterebbe mai a qualcun’altro di farlo, ed è per questo che prima di tutto vanno eliminate le azioni di coinvolgimento scomposte o grossolane del proprio pubblico. Bisogna sempre tener presente che non è conveniente essere invadenti, perché vorrebbe dire procurarsi un distacco da quel pubblico che riconoscerebbe la nostra azione come sgarbata, inadeguata. Ci vuole stile e capacità nel capire la psicologia di chi viene invaso, a tal punto da non farsene accorgere. Ecco perché le condizioni necessarie per generare questo effetto sono avere tempo e pazienza. I cambiamenti di abitudine sono faccende che si digeriscono lentamente e il pubblico non apprezzerà forzature di ogni maniera.
Dunque se la propria idea è qualcosa che rivoluziona davvero anche un piccolo ambito delle abitudini delle persone, come primo aspetto da considerare nel valutare la possibilità di creare un’impresa dalla nostra idea, va indicato il fattore cambiamento, ovviamente in positivo.
Se esso sarà soddisfatto, il pubblico risulterà più curioso e attento.

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