Comunicare sul web #1

it

it

Giusto qualche considerazione, qualche spunto tratto da da un’analisi empirica che ognuno di noi, quando naviga, è portato a condurre, anche in maniera inconscia, poco consapevole. Clicchiamo qui, clicchiamo lì, un link di seguito, immagini che si “zoommano” e tante altre operazioni. Ma di un sito internet cosa ci rimane? Un volta era importante averne uno, senza particolari concentrazioni redazionali alla ricerca di contenuti innovativi. No, semplicemente esserci. Poi sono arrivati gli “effetti speciali”: musica, audio, filmati, i siti in “flash” a creare il magma di contenuti più incontrollato, disordinato e confusionale. Sembrava essenziale avere l’interfaccia del videogioco.

Oggi fortunatamente tutto è evoluto, e continuerà ad evolversi e voglio provare a tracciare in qualche puntata il “come deve essere” oggi un progetto di comunicazione online. Evito di utilizzare la parola “sito” perché è riduttiva, preferisco parlare di un sistema di comunicazione online, proprio perché è “sistema”. Cominciamo con qualche considerazione proprio sulla comunicazione, quello che si vede.

Le nuove dinamiche della comunicazione sottopongono l’attenzione di ognuno ad una evidente tensione. Lo “spamming” detta le regole di una comunicazione sempre più veloce e alla vista di un’intera pagina di testo da leggere, chiunque di noi sussulta, cercando – concentrato – di individuare quelle parole che, secondo un senso comune, esprimono l’abstract di un concetto, nella speranza di collezionare un significato. E questo sempre se il tema della comunicazione che arriva è di interesse, altrimenti si passa subito oltre.

 Il web sempre più permette l’integrazione di diversi modi di comunicare e sempre più spesso i siti internet in cui ci si imbatte sono densi di contenuti, come se un sito internet oggi fosse l’unico modo per far sapere qualcosa della propria realtà. Male, malissimo. Il proprio target viene catapultato in una vastità di possibilità di scelta che non fa altro che far spendere troppo tempo, con l’evidente scelta quasi obbligata di fuggire da quel sito.

Credo, invece, che la scelta preferibile sia quella dell‘essenzialità e volocità di visita. I testi inseriti devono essere quelli strettamente necessari, chiari, concisi e diretti allo scopo. Le immagini parlano più delle parole - se crediamo ai canoni di un settore di professione come la comunicazione – e i “portfolio” diventano gli attori principali quasi a simulare l’ingresso in un’azienda che “fa”, senza attese inutili, una location a porte aperte in cui i progetti parlano prima delle persone.

Obbligatorio un “chi siamo” che i richiede un’attività chirurgica di un copy al fine di inserire tutte le informazioni che, in poche parole, tracciano il profilo di chi parla. Strategica anche la presenza di progetti speciali, quelli che danno il senso dinamico delle attività dell’impresa, di come si muove, delle partnership,….

Pochi click, poche parole, poco tempo per un’esaustiva conoscenza, un “poco” che si capitalizza in un “tutto” e che dimostra che la comunicazione è davvero un gesto preciso, da microscopio.

Ovviamente appuntamento alle prossime “strisce” per approfondire cenni su contenuti, funzioni, e tutto il resto.

You Might Also Like